Contratti a tempo determinato: è boom, un milione in più dal 2004

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Crescita dei contratti a tempo determinato: è record dal 2004

Secondo l’ultimo studio della Fondazione Di Vittorio-Cgil gli occupati in Italia superano in questo momento i 23 milioni, tornando sostanzialmente alla situazione del 2008 (cioè pre-crisi). Tuttavia questo dato deve essere letto alla luce dell’aumento vertiginoso dei contratti a tempo determinato, che quest’anno sono arrivati a 2,8 milioni.

Si tratta dell’aumento più rilevante, che supera addirittura la soglia del 2004 di un milione circa. Da registrare anche un calo degli autonomi, che sono circa 900mila meno rispetto a quell’anno (5,3 milioni totali). Non solo: anche le ore di lavoro calano.

Ecco le parole rilasciate dal report della Fondazione Di Vittorio, che spiegano come si ci sia stato un ritorno ai livelli di occupazione pre-crisi, ma “è altrettanto vero che a questi numeri complessivi non corrisponde un eguale innalzamento delle ore lavorate e delle unità di lavoro standard, vale a dire gli equivalenti a tempo pieno“.

Ovviamente cresce anche il lavoro part-time: 4,3 milioni di lavoratori in questo senso, soprattutto si innalza il livello delle persone in possesso di un contratto part-time involontario, ovvero non deciso per scelta ma per la contingenza (leggasi: mancanza di alternative).

Continua la Fondazione: “Si può forse dare un giudizio positivo sulla crescita numerica degli occupati, ma la verità dei fatti vorrebbe che si affermasse anche che siamo ben lontani dalla piena o anche “massima” occupazione in Italia, sia per numero di ore lavorate che per Ula che, rispetto alla media europea, per tasso di occupazione. Occorre invece dare un giudizio negativo sulla qualità dell’occupazione, che raggiunge il più alto quantitativo da sempre per numero dei precari che, sommata al part time involontario, produce una ulteriore cifra record di oltre 4,5 milioni di persone che svolgono un’attività che non vorrebbero, che non hanno scelto e che, nella maggioranza dei casi, si configura come lavoro povero