Tutto quello che non sapevi sulla maternità!

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La gravidanza dura 40 settimane, cioè 9 mesi e una settimana, 280 giorni circa. Si tratta di indicazioni importanti, ma la nascita, lo sappiamo, non è un fatto matematico, e quella che viene indicata come la data presunta del parto non sempre corrisponde alla data effettiva di nascita del bambino, che dipende da diversi fattori.


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Una gravidanza viene considerata a termine se il parto avviene dopo la 37esima settimana e entro la 41esima. Prima di 37 settimane è definito pretermine o prematuro, oltre la 42esima settimana invece la gravidanza si dice protratta.

Il calcolo delle settimane di gravidanza è definito dell’età (o epoca) gestazionale, e parte come detto dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Tale metodo è preferibile rispetto a quello del calcolo dell’età concezionale, dal momento che non è possibile conoscere con certezza quando avviene il concepimento.

Per questo motivo il calcolo delle settimane di gravidanza inizia quando la donna non è ancora incinta, ma almeno due settimane prima del concepimento: a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione è possibile sapere, pur con un certo margine di errore, quando nascerà il bambino.

Durante questo periodo ciò che avviene nel corpo avviene anche nella mente: si susseguono una serie di aggiustamenti di ordine fisico, mentale e pratico che provocano un certo impatto sulla gestante, sul suo compagno e sul rapporto con la famiglia d’origine. La gravidanza e il post parto possono essere concepite come un unico processo che comprende entrambi: la maternità.

Diventare madre infatti è un’esperienza unica nella vita, che inevitabilmente influenza molti aspetti, quali, quello della vita individuale, di coppia, della famiglia allargata e sociale.

Negli ultimi decenni hanno avuto luogo grandi cambiamenti nel comportamento sociale e sessuale delle donne: recentemente la maternità rappresenta un tema che si può definire ai margini della cultura e dell’identità femminile, essendo ormai superato il tradizionale assioma che legava donna e madre in un binomio inscindibile. Un tempo il divenire madre costituiva il momento di realizzazione femminile per eccellenza, la capacità generativa rappresentava l’essenza della femminilità. Oggi i processi sociali di emancipazione femminile hanno mutato sia il ruolo della donna, sia il concetto della sua identità, a tal punto che la maternità si inserisce in un progetto più ampio di vita. La procreazione dei figli è diventata effettivamente una scelta da combinare con altre con un conseguente difficile connubio tra aspettative e realtà. Per la maggior parte delle donne che vivono nella nostra società, dare alla luce un bambino si scontra necessariamente con il compito di saper coniugare il tempo da dedicare alla cura e alla crescita della propria creatura con il tempo da impiegare nell’attività lavorativa.

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