Reggio Calabria, sfruttamento del lavoro e favoreggiamento della prostituzione

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Extracomunitari di origine africana sfruttavano i loro connazionali, che operavano nel settore dell’agricoltura, dunque della raccolta e della vendita di frutta e verdura in Calabria, erano struttati nei campi, come braccianti agricoli mentre le donne costrette a prostituirsi di notte.


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A far partire le indagini, è stato un bracciante del Senegal, che stanco di subire abusi, ingiustizie e torti ha denunciato alla stazione dei carabinieri di San Ferdinando. I carabinieri hanno creduto presto ai fatti e subito sono partite le indagini; conversazioni, attestazioni e testimonianze hanno confermato il tutto.

I lavoratori non avevano uno straccio di contratto ma paghe da fame. Un euro per ogni cassetta di frutta e verdura raccolta, senza mai fermarsi. Ogni migrante riusciva a guadagnare al massimo 2 o 3 euro per ogni ora di lavoro.

Undici di loro sono imprenditori agricoli della zona, ma in totale sono 29 italiani ed extracomunitari, le persone ritenute responsabili, dalla Procura di Reggio Calabria, per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro in nero, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Il procuratore di Palmi commenta: “Rimane l’amarezza di dovere prendere atto ancora una volta della funzione supplente che la magistratura svolge. Registriamo l’assenza di scelte politiche che dovrebbero risolvere e prevenire questi fenomeni assicurando a questa gente condizioni di vita dignitose che potrebbero esporli a minori pericoli”.

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