Cultura Generale

Perché la gente è invidiosa? La verità è sorprendente

Un famoso detto è che l’invidia è una forma di ammirazione mal gestita. Quindi, chi durante la sua vita si distingue dalla massa, è giusto che sappia che sarà invidiato. Ogni nuovo successo, scatenerà sicuramente in qualcuno dell’invidia. Ma come si riconoscono gli invidiosi? Perché la gente è invidiosa? All’interno di questo articolo risponderemo a queste e ad altre domande.

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L’invidia

L’invidia, è uno dei sette vizi capitali. In effetti persino il sommo poeta Dante dedicò agli invidiosi un girone del Purgatorio descritto nel canto XIII. Partendo dall’etimologia della parola  “invidia”, si può iniziare dicendo che in latino “in” e “vidire” si traduce nel nostro “guardare con ostilità”. In effetti, l’illustre Fiorentino, per la famosa legge del contrappasso, costruisce l’ambiente dove colloca gli invidiosi, basato sul tema della cecità. Per cui, dato che in vita gli invidiosi esercitavano, in malo modo, il senso della vista guardando male gli altri loro simili, nel purgatorio la vista gli viene tolta. Gli invidiosi sono, quindi, raffigurati a guisa di ciechi mendicanti alle porte dei santuari. Una cecità amplificata dalla quasi totale assenza di colore che connota questo girone, di un grigio tendente al “livido”.

L’invidioso

Stando poi a chi fornisce una lettura psicologica dei vari tipi umani, l’invidioso è un soggetto superbo frustrato. Del tipo, “vorrei emergere, ma considerato che non ci riesco con le mie doti naturali, guardo male coloro che invece hanno quelle attitudini che vorrei avere anche io”. In pratica, quindi, gli invidiosi sono delle persone profondamente insicure. Altrimenti il mondo è così amplio che non ci sarebbe nemmeno necessità di calamitare l’attenzione sull’altro. Ma sta proprio qui il fulcro della faccenda. Frequentemente, gli invidiosi, non hanno sufficiente stima di sé e preferiscono proiettare lo sguardo malevolo sull’altro, al posto di migliorare se stessi.

Cosa genera l’invidia?

Come già detto, ciò che mette in moto questo meccanismo subdolo e malevolo è qualche cosa che ci piace degli altri. E qui l’insieme di cose varia. Si può, infatti, trattare di cose materiali che l’altro ha, oppure che di ammirazione che un altro da noi riesce a suscitare. O anche dei veri e propri traguardi, che possono andare da quelli più materiali come un lavoro, una casa, un premio. Fino a quelli di carattere più personale. Un esempio tipico che attiva una donna contro l’altra è una relazione sentimentale appagante e stabile, o un avanzamento di carriera. E più queste cose oggetto di ammirazione sono visibili, più il meccanismo si autoincrementa. Che fare, dunque, se si è vittime di questo sguardo altrui non propriamente benevolo? Innanzitutto, vanno saputi cogliere i segnali sul nascere, in attesa che l’altro magari inizi un lavoro su di sé, per colmare questi suoi deficit di stima.

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