Cosa succede a chi mangia strutto con il colesterolo? Ecco la risposta

Con la diffusione delle abitudini salutiste e del vegetarianesimo, forse nessun altro prodotto alimentare è diventato un tabù quanto lo strutto di maiale. Questo ingrediente, tradizionalmente impiegato per una vasta gamma di preparazioni, viene sempre più abbandonato e sostituito da olio di semi e altri grassi di origine vegetale, in realtà non sempre preferibili, sia in termini organolettici sia sul piano nutrizionale. Lo strutto fa male ed è giusto rinnegarlo? Approfondendo le sue caratteristiche e confrontandolo con gli altri grassi alimentari, proveremo a rispondere a questa domanda e vedremo come e perché è sbagliato disprezzarlo in modo categorico.

LO STRUTTO FA MALE?

Prima di capire se e quanto lo strutto fa male, bisogna precisare che le caratteristiche nutrizionali di questo grasso variano notevolmente in base al regime alimentare del maiale.

Ad ogni modo, lo strutto contiene un’alta percentuale di grassi saturi e di colesterolo, con una concentrazione energetica elevatissima, fattori che lo rendono sconsigliabile per gli ipercolesterolemici e per i soggetti a rischio cardiovascolare.

PROFILO NUTRIZIONALE

Più nel dettaglio, indicativamente ecco cosa contengono 100 grammi di questo prodotto.

  • Energia 890 kcal
  • Proteine 0,30 g
  • Grassi totali 97,28 g

saturi 42,47 g; monoinsaturi 43,11 g; acido oleico 39,06 g; polinsaturi 11,70 g; acido linoleico 8,95 g; acido linolenico 0,92 g; colesterolo 0,95 g

  • Acqua 0,50 g
  • Vitamine

B6 2 mg; acido folico (B9) 2 mg; D 2 mg; E 1 mg

  • Minerali

fosforo 3 mg; potassio 1 mg; selenio 2 mg; sodio 2 mg; zinco 2 mg

GRASSI SATURI E COLESTEROLO, PERÒ…

Per il suo contenuto nutrizionale, verrebbe da dire che lo strutto fa male e che andrebbe usato con estrema parsimonia, specialmente per chi conduce una vita sedentaria. Tuttavia, questo prodotto vanta anche alcuni pregi da non sottovalutare, come ha evidenziato la dietista Jo Travers della British Dietetic Association, durante la trasmissione televisiva Food Unwrapped, considerazioni riprese in un articolo sul Daily Mail. Eccoli in sintesi.

  1. Dopo l’olio di fegato di merluzzo, lo strutto è l’alimento con la percentuale superiore di vitamina D, dato pressoché sconosciuto al grande pubblico. Rispetto al burro, questo grasso contiene ben il 50% in più di questo prezioso nutriente.
  2. Inoltre, va considerato attentamente il profilo lipidico dello strutto, che pur avendo un elevato tenore di grassi saturi presenta una percentuale notevole di monoinsaturi, nettamente superiore a quella riscontrabile nel burro. Può sembrare strano, ma anche lo strutto, pertanto, può essere una fonte di grassi “buoni”. In merito a questo aspetto, è importante sottolineare che la versione idrogenata si distingue in negativo da quella comune, a causa del suo contenuto di grassi trans, nocivi per l’organismo.
  3. L’alto punto di fumo dello strutto, come detto, lo qualifica tra i grassi migliori in assoluto per friggere. La grande resistenza alla temperatura – superiore a tutti gli oli vegetali, compresi l’olio di palma e l’olio di cocco – produce un fritto più sicuro rispetto al rischio di contenere sostanze tossiche, vantaggio che si aggiunge a una qualità gustativa peculiare.

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